mercoledì 29 settembre 2010
Promemoria..
La prossima volta che vengo invitata a partecipare, come uditore, insieme ad altri precari e per poi riferire ai colleghi, ad un tavolo tecnico tra amministrazione e sindacati, assistendo a scene da melodramma napoletano, con urla e strepiti ed ascoltando proposte di pseudo-vaga stabilizzazione che sa, neanche tanto lontanamente, di presa per il culo e dovendo, oltretutto, chiedere, in ufficio, un permesso personale da recuperare, devo sorridere, scuotere il capo e declinare la proposta con un cortese: "No, grazie".
martedì 28 settembre 2010
Intendiamoci..
Intediamoci… Non è che io non voglia aggiornarvi sulla situazione della mia città.
E’ soltanto che sto cercando di capirci qualcosa anche io.
No, perché veramente c’è una confusione costellata da dimissioni, proteste, nomine, contro proteste, occupazione ed interruzione del consiglio regionale da parte dei comitati cittadini, arresti di assessori regionali, incendi dolosi alla base di verdi pinete, i tentativi di noi precari di far conoscere all’opinione pubblica i nostri problemi, che fa sembrare L’Aquila un far west senza precedenti e senza fine.
Ma immagino che di tutto ciò nulla trapeli al di fuori dei tg e dei giornali locali e dunque che voi non ne sappiate nulla.
Che dire?
Innanzitutto che la faglia sismica non è più soltanto al di sotto del terreno che attraversa la città, ma c’è anche tra i cittadini e che la politica, che poi va ad incidere sulle decisioni inerenti la ricostruzione ed il futuro degli aquilani, è diventata un tifo da stadio, con slogan che rimbalzano da una parte all’altra.
Poi che in questi giorni è successo di tutto, a partire dalla nomina, voluta dai palazzi romani, di un ennesimo sub-commissario alla ricostruzione. Che dovrà essere pagato. Tanto. Dai contribuenti.
Per far cosa? Se un commissario (Chiodi, presidente della Regione) ed un vice commissario (Cialente, sindaco dell’Aquila) già ci sono?
Non sono stati in grado? Si destituiscono dall’incarico ed al loro posto si mette altra gente, presumibilmente più capace. Non si sovraccarica la macchina burocratica, già di per sé piuttosto farraginosa.
Che poi, tra l’altro, i commissari sono anche tenuti a gestire il denaro erogato.
Chi nominano? Un tizio, Cicchetti, condannato per mala gestione di soldi pubblici. Ah bene. La persona adatta.
Giustamente gli aquilani sono contrari. Non tutti, però, ma solo quelli della tifoseria di sinistra. Perché ci sono quelli della tifoseria di destra ai quali tutto va bene e gli altri sono ingrati.
I tifosi di sinistra (ma secondo me sono cittadini stufi e sdegnati, al di là dell’orientamento politico) decidono, quindi, di irrompere nella sala consiliare ed interrompere il consiglio regionale, per protestare contro la nomina del suddetto elemento.
Reazioni.
Curva Nord: “Che maleducati, che prepotenti, che persone indegne. Stanno facendo fare una pessima figura a tutta la cittadinanza di fronte alla nazione” (come se la nazione fosse informata di quello che succede qui)
Curva Sud: “Bravi, così si fa! Ci dobbiamo far sentire e non accettare imposizioni dall’alto, soprattutto tenendo conto del passato poco limpido di questo soggetto! L’Italia deve sapere!” (come se l’Italia fosse informata di quello che succede qui)
In seguito a ciò, il sindaco rassegna le sue dimissioni da vice commissario alla ricostruzione, perché, si sa, con troppo galli che cantano non si fa mai giorno. E già non si vedeva il primo vago chiarore dell’alba prima, figuriamoci ora.
Reazioni:
Curva Nord: “Era ora! Incompetente, incapace, inetto! Devi dimetterti anche da sindaco!” (Dimenticando che Cialente è il vice e che il commissario, in realtà, è Chiodi, di centro-destra, e omettendo di fare un qualunque nome di possibile sostituto del primo cittadino di cui chiedono a gran voce le dimissioni)
Curva Sud: “Bravo! Hai fatto bene! Ora, come sindaco, puoi opporti degnamente alle decisioni del governo!” (Speriamo..)
Nel frattempo, in tutto questo marasma, viene arrestato l’assessore regionale alla Sanità (e vi risparmio le reazioni delle due Curve infiammate), si sviluppa un principio di incendio, che risulta essere doloso, alla base di una collina, ricoperta da una pineta, sono iniziate le demolizioni dei palazzi da abbattere, Bertolaso viene interrogato dalla Procura dell’Aquila in merito agli appalti per la costruzione degli alloggi antisismici (ed anche qui vi lascio immaginare le tifoserie scatenate), noi precari tentiamo varie strade per non perdere il lavoro.
Ecco, io vivo qui.
Certe volte mi sembra di essere come la protagonista del film “Caterina va in città”.
Solo che la città è quella in cui sono nata e vissuta e, nello stesso tempo, non lo è più.
E’ soltanto che sto cercando di capirci qualcosa anche io.
No, perché veramente c’è una confusione costellata da dimissioni, proteste, nomine, contro proteste, occupazione ed interruzione del consiglio regionale da parte dei comitati cittadini, arresti di assessori regionali, incendi dolosi alla base di verdi pinete, i tentativi di noi precari di far conoscere all’opinione pubblica i nostri problemi, che fa sembrare L’Aquila un far west senza precedenti e senza fine.
Ma immagino che di tutto ciò nulla trapeli al di fuori dei tg e dei giornali locali e dunque che voi non ne sappiate nulla.
Che dire?
Innanzitutto che la faglia sismica non è più soltanto al di sotto del terreno che attraversa la città, ma c’è anche tra i cittadini e che la politica, che poi va ad incidere sulle decisioni inerenti la ricostruzione ed il futuro degli aquilani, è diventata un tifo da stadio, con slogan che rimbalzano da una parte all’altra.
Poi che in questi giorni è successo di tutto, a partire dalla nomina, voluta dai palazzi romani, di un ennesimo sub-commissario alla ricostruzione. Che dovrà essere pagato. Tanto. Dai contribuenti.
Per far cosa? Se un commissario (Chiodi, presidente della Regione) ed un vice commissario (Cialente, sindaco dell’Aquila) già ci sono?
Non sono stati in grado? Si destituiscono dall’incarico ed al loro posto si mette altra gente, presumibilmente più capace. Non si sovraccarica la macchina burocratica, già di per sé piuttosto farraginosa.
Che poi, tra l’altro, i commissari sono anche tenuti a gestire il denaro erogato.
Chi nominano? Un tizio, Cicchetti, condannato per mala gestione di soldi pubblici. Ah bene. La persona adatta.
Giustamente gli aquilani sono contrari. Non tutti, però, ma solo quelli della tifoseria di sinistra. Perché ci sono quelli della tifoseria di destra ai quali tutto va bene e gli altri sono ingrati.
I tifosi di sinistra (ma secondo me sono cittadini stufi e sdegnati, al di là dell’orientamento politico) decidono, quindi, di irrompere nella sala consiliare ed interrompere il consiglio regionale, per protestare contro la nomina del suddetto elemento.
Reazioni.
Curva Nord: “Che maleducati, che prepotenti, che persone indegne. Stanno facendo fare una pessima figura a tutta la cittadinanza di fronte alla nazione” (come se la nazione fosse informata di quello che succede qui)
Curva Sud: “Bravi, così si fa! Ci dobbiamo far sentire e non accettare imposizioni dall’alto, soprattutto tenendo conto del passato poco limpido di questo soggetto! L’Italia deve sapere!” (come se l’Italia fosse informata di quello che succede qui)
In seguito a ciò, il sindaco rassegna le sue dimissioni da vice commissario alla ricostruzione, perché, si sa, con troppo galli che cantano non si fa mai giorno. E già non si vedeva il primo vago chiarore dell’alba prima, figuriamoci ora.
Reazioni:
Curva Nord: “Era ora! Incompetente, incapace, inetto! Devi dimetterti anche da sindaco!” (Dimenticando che Cialente è il vice e che il commissario, in realtà, è Chiodi, di centro-destra, e omettendo di fare un qualunque nome di possibile sostituto del primo cittadino di cui chiedono a gran voce le dimissioni)
Curva Sud: “Bravo! Hai fatto bene! Ora, come sindaco, puoi opporti degnamente alle decisioni del governo!” (Speriamo..)
Nel frattempo, in tutto questo marasma, viene arrestato l’assessore regionale alla Sanità (e vi risparmio le reazioni delle due Curve infiammate), si sviluppa un principio di incendio, che risulta essere doloso, alla base di una collina, ricoperta da una pineta, sono iniziate le demolizioni dei palazzi da abbattere, Bertolaso viene interrogato dalla Procura dell’Aquila in merito agli appalti per la costruzione degli alloggi antisismici (ed anche qui vi lascio immaginare le tifoserie scatenate), noi precari tentiamo varie strade per non perdere il lavoro.
Ecco, io vivo qui.
Certe volte mi sembra di essere come la protagonista del film “Caterina va in città”.
Solo che la città è quella in cui sono nata e vissuta e, nello stesso tempo, non lo è più.
giovedì 16 settembre 2010
Figaro qua, figaro là
Berlusconi a “Le Figaro”:
"Poi c'è stata l'emergenza creata dal terremoto del 6 aprile 2009 in Abruzzo. In tempo record, abbiamo aiutato 65 mila vittime e la ricostruzione di un intera città per coloro che hanno perso le loro case. Abbiamo anche ricostruito tutte le scuole distrutte e assicurandoci che alla fine del 2009, tutti gli scolari e gli studenti potessero riprendere i loro corsi. Di fronte a una tragedia di questa portata, nessun altro governo al mondo ha raggiunto un tale risultato”
… e le fontane stillano champagne, il lupo dorme con l’agnello, nel fiumi scorre il miele, ogni cittadino ha un lavoro ben retribuito con il quale contribuisce al benessere della comunità, i bambini possono giocare nei verdi prati messi a loro disposizione, i giovani hanno luoghi di ritrovo allegri e pieni di vita, la sera si va a teatro o ai concerti, la felicità si irraggia dai volti degli abitanti... devono stare soltanto attenti a non toccare quell’albero di mele…
MA PER CORTESIA!!
E c’è chi gli crede ancora… Addirittura tra gli aquilani…
"Figaro qua, Figaro là, sparo stronzate di qualità, di qualità, di quaaaliiiiitàààà!"
"Poi c'è stata l'emergenza creata dal terremoto del 6 aprile 2009 in Abruzzo. In tempo record, abbiamo aiutato 65 mila vittime e la ricostruzione di un intera città per coloro che hanno perso le loro case. Abbiamo anche ricostruito tutte le scuole distrutte e assicurandoci che alla fine del 2009, tutti gli scolari e gli studenti potessero riprendere i loro corsi. Di fronte a una tragedia di questa portata, nessun altro governo al mondo ha raggiunto un tale risultato”
… e le fontane stillano champagne, il lupo dorme con l’agnello, nel fiumi scorre il miele, ogni cittadino ha un lavoro ben retribuito con il quale contribuisce al benessere della comunità, i bambini possono giocare nei verdi prati messi a loro disposizione, i giovani hanno luoghi di ritrovo allegri e pieni di vita, la sera si va a teatro o ai concerti, la felicità si irraggia dai volti degli abitanti... devono stare soltanto attenti a non toccare quell’albero di mele…
MA PER CORTESIA!!
E c’è chi gli crede ancora… Addirittura tra gli aquilani…
"Figaro qua, Figaro là, sparo stronzate di qualità, di qualità, di quaaaliiiiitàààà!"
lunedì 13 settembre 2010
Io precario
La settimana appena passata è stata vagamente convulsa e puntellata da avvenimenti non-sense e di tentativi, non riusciti, di rivitalizzate il piattume avvolto da pallitudine che mi circonda.
Innanzi tutto ho cercato di venir fuori dalla mia situazione di lavoratore precario con le seguenti azioni:
-invio del mio “curriculum vitae et studiorum” ad un caro e da me adorato amico di Monza, con la speranza che, nel cuor della Brianza, si possa realizzare il sogno di una stabilità lavorativo-economica. Per ora tutto tace. Occorre dare tempo al tempo e modo alle persone. Ed io, in questa persona in particolare, ripongo una fiducia cieca.
-consegna della domanda di partecipazione ad un concorso, per posti A TEMPO DETERMINATO, nella Regione Abruzzo. Mi rendo conto che tentare di uscire dal precariato facendo concorsi precari può sembrare, quantomeno, inconcludente, ma, come si dice, questo passa il convento.
Il giorno dopo aver presentato la domanda, però, vengo a sapere che i precari della Regione (eh già, perché, nonostante le varie e svariate stabilizzazioni, pare ce ne siano ancora, ed abbastanza inferociti) hanno fatto ricorso e quindi la procedura selettiva è stata bloccata.
Bon.
-presentazione della mia persona alle nomine per le assunzioni, A TEMPO DETERMINATO, di docenti per l’anno scolastico 2010/2011, dove eravamo 70 per 9 cattedre di sostegno dell’Area Umanistica della Scuola Secondaria di II grado di tutta la provincia (perché la Mariass sul sostegno NON ha tagliato… pardon riformato… no no.).
Dico solo che, per quest’anno, resto precaria dell’Amministrazione provinciale e non divento precaria del Ministero della Pubblica Istruzione.
Rileggendo quanto ho scritto fino ad ora, mi rendo conto di aver ripetuto troppe volte la parola “precario”, io, che odio le ripetizioni. Se vado a cercare i sinonimi, però, vengono fuori: “momentaneo”, “passeggero”, “transitorio”, “provvisorio”, “temporaneo”, “insicuro”, “incerto”, “dubbio”…. …… …… Oddio…
Ed allora lascio “precario”, lo ripeto affinché il concetto sia cristallino, e va bene così.
Ora vado a masticare il terzo Maalox della giornata.
Perché, dopo due concorsi nella stessa amministrazione, 5 anni di lavoro, spostamenti da un settore all’altro, altalena emotiva tra probabile rinnovo/proroga e rischio di essere buttati fuori, questi sono i commenti dei nostri concittadini, dopo una pacifica manifestazione:
http://www.ilcapoluogo.com/site/News2/Lavoro/La-Provincia-e-i-100-precari-in-mobilitazione
Dicono che qui è difficile restare, ma è ancor più difficile andar via.
Sulla prima parte della frase concordo pienamente.
Sulla seconda inizio a nutrire qualche dubbio….
Innanzi tutto ho cercato di venir fuori dalla mia situazione di lavoratore precario con le seguenti azioni:
-invio del mio “curriculum vitae et studiorum” ad un caro e da me adorato amico di Monza, con la speranza che, nel cuor della Brianza, si possa realizzare il sogno di una stabilità lavorativo-economica. Per ora tutto tace. Occorre dare tempo al tempo e modo alle persone. Ed io, in questa persona in particolare, ripongo una fiducia cieca.
-consegna della domanda di partecipazione ad un concorso, per posti A TEMPO DETERMINATO, nella Regione Abruzzo. Mi rendo conto che tentare di uscire dal precariato facendo concorsi precari può sembrare, quantomeno, inconcludente, ma, come si dice, questo passa il convento.
Il giorno dopo aver presentato la domanda, però, vengo a sapere che i precari della Regione (eh già, perché, nonostante le varie e svariate stabilizzazioni, pare ce ne siano ancora, ed abbastanza inferociti) hanno fatto ricorso e quindi la procedura selettiva è stata bloccata.
Bon.
-presentazione della mia persona alle nomine per le assunzioni, A TEMPO DETERMINATO, di docenti per l’anno scolastico 2010/2011, dove eravamo 70 per 9 cattedre di sostegno dell’Area Umanistica della Scuola Secondaria di II grado di tutta la provincia (perché la Mariass sul sostegno NON ha tagliato… pardon riformato… no no.).
Dico solo che, per quest’anno, resto precaria dell’Amministrazione provinciale e non divento precaria del Ministero della Pubblica Istruzione.
Rileggendo quanto ho scritto fino ad ora, mi rendo conto di aver ripetuto troppe volte la parola “precario”, io, che odio le ripetizioni. Se vado a cercare i sinonimi, però, vengono fuori: “momentaneo”, “passeggero”, “transitorio”, “provvisorio”, “temporaneo”, “insicuro”, “incerto”, “dubbio”…. …… …… Oddio…
Ed allora lascio “precario”, lo ripeto affinché il concetto sia cristallino, e va bene così.
Ora vado a masticare il terzo Maalox della giornata.
Perché, dopo due concorsi nella stessa amministrazione, 5 anni di lavoro, spostamenti da un settore all’altro, altalena emotiva tra probabile rinnovo/proroga e rischio di essere buttati fuori, questi sono i commenti dei nostri concittadini, dopo una pacifica manifestazione:
http://www.ilcapoluogo.com/site/News2/Lavoro/La-Provincia-e-i-100-precari-in-mobilitazione
Dicono che qui è difficile restare, ma è ancor più difficile andar via.
Sulla prima parte della frase concordo pienamente.
Sulla seconda inizio a nutrire qualche dubbio….
venerdì 6 agosto 2010
Ho deciso
Ho deciso lucidamente e con fermezza di fare finta di niente.
Ho deciso di chiudere gli occhi e le orecchie di fronte all’ennesimo scandalo che strappa la pelle agli aquilani, di voltare le spalle alla famiglia Stati e agli altri personaggi squallidi, viscidi e striscianti che hanno fatto affari sulle nostre bare e stretto accordi tra le nostre macerie.
Perché anche soltanto pensare che c’era chi, intorno alle nostre urla, alla polvere, al vuoto di palazzi frantumati, alla nostra paura, al nostro scavare convulsamente con le mani per recuperare amici e parenti, in attesa dei soccorsi, al nostro cercarci, gridare nomi, abbracciare sopravvissuti, scambiava anelli, macchine, televisori in cambio di appalti per la ricostruzione, mi viene un voltastomaco tale da vomitare il pranzo di Pasqua del 2007.
E, onestamente, non ce la faccio più.
Perché intorno alla nostra tragedia, al terremoto che ci ha travolto, al cemento che non ha retto e che è stato tomba di tanti, c’è troppo schifo.
L’Aquila è la mia città.
L’ho amata da subito e tutt’ora la amo.
Ma adesso capisco che, per salvarmi, io devo andare via.
Devo andare via perché non resisto. Arranco. Annaspo. Barcollo. Inciampo.
E mi faccio il sangue amaro.
Nonché il fegato a brandelli.
E’ arrivato il momento di pensare alla salute…
D’altra parte se quando sto fuori sto bene e quando torno qui sto male, un motivo ci sarà.
Anzi, credo più di uno.
Questo coniglio, sulla costa, in città, in trasferta, nella C.A.S.A., inizia a perdere il pelo a ciocche e la lucidità a tratti…
E poi il seminario di teatro comico con Alfredo ed Alessandro mi ha aperto un mondo.
Forse devo iniziare a credere di più in me, nelle mie potenzialità, nelle mie capacità e provare davvero a realizzare i miei sogni.
Sentirsi dire da loro: “In questa settimana ti sei messa in gioco, hai legato con tutti gli altri allievi, hai fatto belle improvvisazioni, una bella interpretazione nel pezzo dello spettacolo, hai dato tanto al gruppo. Continua a fare teatro, sarebbe un peccato se non lo facessi… Non pensavamo che tu fossi così brava!”, per me è come aver ricevuto la statuetta dell’Oscar.
Questo coniglio, che forse tanto coniglio non è, vuole vivere.
Ha solo paure di non riuscire a farlo qui.
Ho deciso di chiudere gli occhi e le orecchie di fronte all’ennesimo scandalo che strappa la pelle agli aquilani, di voltare le spalle alla famiglia Stati e agli altri personaggi squallidi, viscidi e striscianti che hanno fatto affari sulle nostre bare e stretto accordi tra le nostre macerie.
Perché anche soltanto pensare che c’era chi, intorno alle nostre urla, alla polvere, al vuoto di palazzi frantumati, alla nostra paura, al nostro scavare convulsamente con le mani per recuperare amici e parenti, in attesa dei soccorsi, al nostro cercarci, gridare nomi, abbracciare sopravvissuti, scambiava anelli, macchine, televisori in cambio di appalti per la ricostruzione, mi viene un voltastomaco tale da vomitare il pranzo di Pasqua del 2007.
E, onestamente, non ce la faccio più.
Perché intorno alla nostra tragedia, al terremoto che ci ha travolto, al cemento che non ha retto e che è stato tomba di tanti, c’è troppo schifo.
L’Aquila è la mia città.
L’ho amata da subito e tutt’ora la amo.
Ma adesso capisco che, per salvarmi, io devo andare via.
Devo andare via perché non resisto. Arranco. Annaspo. Barcollo. Inciampo.
E mi faccio il sangue amaro.
Nonché il fegato a brandelli.
E’ arrivato il momento di pensare alla salute…
D’altra parte se quando sto fuori sto bene e quando torno qui sto male, un motivo ci sarà.
Anzi, credo più di uno.
Questo coniglio, sulla costa, in città, in trasferta, nella C.A.S.A., inizia a perdere il pelo a ciocche e la lucidità a tratti…
E poi il seminario di teatro comico con Alfredo ed Alessandro mi ha aperto un mondo.
Forse devo iniziare a credere di più in me, nelle mie potenzialità, nelle mie capacità e provare davvero a realizzare i miei sogni.
Sentirsi dire da loro: “In questa settimana ti sei messa in gioco, hai legato con tutti gli altri allievi, hai fatto belle improvvisazioni, una bella interpretazione nel pezzo dello spettacolo, hai dato tanto al gruppo. Continua a fare teatro, sarebbe un peccato se non lo facessi… Non pensavamo che tu fossi così brava!”, per me è come aver ricevuto la statuetta dell’Oscar.
Questo coniglio, che forse tanto coniglio non è, vuole vivere.
Ha solo paure di non riuscire a farlo qui.
giovedì 22 luglio 2010
Dirty Money
Eh, va che stamattina mi son tanto tranquillizzata.
Sì sì, meno male.
No, perché girava voce che i soldi per la ricostruzione (quella non ancora partita.. avete presente?) non c’erano.
Lo diceva il sindaco, che però è comunista e cattivo.
Il presidente della Regione, nonché commissario al Nulla, ops scusate, alla Ricostruzione (che, comunque, in questo contesto, son sinonimi..), che è bello, abbronzato e sorridente, ma soprattutto dello stesso Partito dell’Ammmore di chi ci governa, replicava che, invece, i soldi ci sono.
Il dis-onorevole Piccone aveva affermato, davanti al consiglio comunale riunito a Piazza Navona per protesta, che, non soltanto siamo pieni di euro fino alle orecchie, ma siamo anche una banda di incapaci, con il sindaco portabandiera, perché non li sappiamo spendere.
Non possiamo dimenticarci di SuperGuido, nostro eroe, che, venuto da queste parti per la millesima cerimonia di ringraziamento (e ci siamo anche beccati l’epiteto di ingrati!) per il suo lavoro (lavoro, appunto… e non s’è capito perché lo ringraziamo per una cosa che DOVEVA fare. Tra l’altro, sul COME l’ha fatta ci sarebbe anche da discutere) disse che i fondi ci sono ma “bisogna saperli chiedere”.
Insomma, viste tutte queste autorevolissime voci che contraddicevano quella del sindaco pessimista e disfattista, mi son detta: “Cialente avrà torto… I soldi ci sono..”
Mentre ero lì che mi cullavo con questo pensiero, mi imbatto in un articolo dal titolo: “Jovanotti scrive a Bondi. Dove sono i soldi raccolti con la canzone Domani?”
Giusto, Jova, dove sono?
Me lo chiedo insieme a te. Ti ha risposto il sublime poeta, Ministro della Cultura o lo hai preso nel momento culmine di ispirazione?
Se non ti ha risposto, non lo disturbare, perché, in compagnia di Erato, Calliope ed Euterpe, produce splendidi cammei, come questi:
A Veronica Lario in Berlusconi
Bellezza del soccorso
Sensuale ironia
Vigore dell’amore
Intrepida solitudine
A Rosa Bossi in Berlusconi
Mani dello spirito
Anima trasfusa.
Abbraccio d’amore
Madre di Dio
A Silvio
Vita assaporata
Vita preceduta
Vita inseguita
Vita amata
Vita vitale
Vita ritrovata
Vita splendente
Vita disvelata
Vita nova
…………………………………
Il giorno dopo, però, (eh, qui c’è anche più di una novità al giorno e si fa fatica a stare dietro a tutto..), si legge sui quotidiani che gli albergatori della costa (che, ancora, da quel dì del 2009 ospitano gli sfollati ed il prossimo che mi dice che Silvio ha detto che hanno fatto il miracolo e che tutti hanno una casa, lo prendo a padellate sulla faccia,) sono inferociti, perché non stanno più, da tempo, ricevendo i pagamenti per gli ospiti aquilani e li vogliono cacciar via, perché altrimenti rischiano il fallimento.
Si viene, così, a scoprire che, non solum sono terminati i fondi per la ricostruzione mai iniziata, sed etiam quelli per l’emergenza.
A questo punto, anche il lampadatissimo Commissario alla Ricostruzione è costretto ad ammettere: “I soldi non ci sono”, dando ragione al comunistaccio Sindaco, che poi è anche Vice Commissario alla Ricostruzione-che-non-c’è (come l’isola di Peter Pan)
Orka! Ed io che avevo quasi creduto alle promesse del Governo!
Che delusione…
Però, oggi mi devi ricredere di nuovo.
Eh già!
Perché i soldi ci sono!
Sì!
Egli può!
I giornali dicono che Chiodi è andato a Roma e non so neanche più quanti milioni di euro è riuscito ad ottenere, sia per pagare gli alberghi, sia per la ricostruzione.
Ora, a questo punto, secondo me:
-I soldi ci sono sempre stati, ma al Premier piace essere implorato.
-I soldi ci sono sempre stati, ma dovevano prendere alte e più fruttuose vie e non s’è potuto dirottarli.
-Cialente e gli aquilani non sanno chiedere.
-Chiodi sì.
-I soldi c’erano, ora sono finiti, ma il Premier ha giocato tutte le lotterie del mondo, vincendo ovunque.
-I soldi c’erano, ora sono finiti e questa è l’ennesima stratosferica balla colossale che ci viene propinata.
Sono aperte le scommesse.
Sì sì, meno male.
No, perché girava voce che i soldi per la ricostruzione (quella non ancora partita.. avete presente?) non c’erano.
Lo diceva il sindaco, che però è comunista e cattivo.
Il presidente della Regione, nonché commissario al Nulla, ops scusate, alla Ricostruzione (che, comunque, in questo contesto, son sinonimi..), che è bello, abbronzato e sorridente, ma soprattutto dello stesso Partito dell’Ammmore di chi ci governa, replicava che, invece, i soldi ci sono.
Il dis-onorevole Piccone aveva affermato, davanti al consiglio comunale riunito a Piazza Navona per protesta, che, non soltanto siamo pieni di euro fino alle orecchie, ma siamo anche una banda di incapaci, con il sindaco portabandiera, perché non li sappiamo spendere.
Non possiamo dimenticarci di SuperGuido, nostro eroe, che, venuto da queste parti per la millesima cerimonia di ringraziamento (e ci siamo anche beccati l’epiteto di ingrati!) per il suo lavoro (lavoro, appunto… e non s’è capito perché lo ringraziamo per una cosa che DOVEVA fare. Tra l’altro, sul COME l’ha fatta ci sarebbe anche da discutere) disse che i fondi ci sono ma “bisogna saperli chiedere”.
Insomma, viste tutte queste autorevolissime voci che contraddicevano quella del sindaco pessimista e disfattista, mi son detta: “Cialente avrà torto… I soldi ci sono..”
Mentre ero lì che mi cullavo con questo pensiero, mi imbatto in un articolo dal titolo: “Jovanotti scrive a Bondi. Dove sono i soldi raccolti con la canzone Domani?”
Giusto, Jova, dove sono?
Me lo chiedo insieme a te. Ti ha risposto il sublime poeta, Ministro della Cultura o lo hai preso nel momento culmine di ispirazione?
Se non ti ha risposto, non lo disturbare, perché, in compagnia di Erato, Calliope ed Euterpe, produce splendidi cammei, come questi:
A Veronica Lario in Berlusconi
Bellezza del soccorso
Sensuale ironia
Vigore dell’amore
Intrepida solitudine
A Rosa Bossi in Berlusconi
Mani dello spirito
Anima trasfusa.
Abbraccio d’amore
Madre di Dio
A Silvio
Vita assaporata
Vita preceduta
Vita inseguita
Vita amata
Vita vitale
Vita ritrovata
Vita splendente
Vita disvelata
Vita nova
…………………………………
Il giorno dopo, però, (eh, qui c’è anche più di una novità al giorno e si fa fatica a stare dietro a tutto..), si legge sui quotidiani che gli albergatori della costa (che, ancora, da quel dì del 2009 ospitano gli sfollati ed il prossimo che mi dice che Silvio ha detto che hanno fatto il miracolo e che tutti hanno una casa, lo prendo a padellate sulla faccia,) sono inferociti, perché non stanno più, da tempo, ricevendo i pagamenti per gli ospiti aquilani e li vogliono cacciar via, perché altrimenti rischiano il fallimento.
Si viene, così, a scoprire che, non solum sono terminati i fondi per la ricostruzione mai iniziata, sed etiam quelli per l’emergenza.
A questo punto, anche il lampadatissimo Commissario alla Ricostruzione è costretto ad ammettere: “I soldi non ci sono”, dando ragione al comunistaccio Sindaco, che poi è anche Vice Commissario alla Ricostruzione-che-non-c’è (come l’isola di Peter Pan)
Orka! Ed io che avevo quasi creduto alle promesse del Governo!
Che delusione…
Però, oggi mi devi ricredere di nuovo.
Eh già!
Perché i soldi ci sono!
Sì!
Egli può!
I giornali dicono che Chiodi è andato a Roma e non so neanche più quanti milioni di euro è riuscito ad ottenere, sia per pagare gli alberghi, sia per la ricostruzione.
Ora, a questo punto, secondo me:
-I soldi ci sono sempre stati, ma al Premier piace essere implorato.
-I soldi ci sono sempre stati, ma dovevano prendere alte e più fruttuose vie e non s’è potuto dirottarli.
-Cialente e gli aquilani non sanno chiedere.
-Chiodi sì.
-I soldi c’erano, ora sono finiti, ma il Premier ha giocato tutte le lotterie del mondo, vincendo ovunque.
-I soldi c’erano, ora sono finiti e questa è l’ennesima stratosferica balla colossale che ci viene propinata.
Sono aperte le scommesse.
martedì 20 luglio 2010
Non piango...
Non piango per dignità.
Non piango per orgoglio.
Non piango per decenza.
Non piango per evitare a tutti voi una scena patetica
Non piango per mancanza di forze e di energie che il caldo afoso mi toglie quotidianamente.
Non piango anche se ne avrei ben donde.
Specialmente per il fatto che sconfortanti notizie giungono dai precari-pubblici-a-tempo-determinato-con-contratto-appena-scaduto, ai quali non è stato rinnovato e quindi sono andati via, insalutati ospiti, come a noi già detto, ancor prima del buongiorno, dalla nostra responsabile, la scorsa settimana. Dunque, per la legge della similarità, anche a noi non verranno rinnovati.
Forse.
Ma non è detto.
Però adesso non si sa ancora.
Il fatto è che noi siamo pagati con i fondi di un altro settore.
Che per il momento ha liquidità disponibili.
Fino a dicembre.
Può darsi.
Diciamo che è quasi sicuro.
Quasi.
Poi è il caso di cercare altrove e di guardarsi attorno.
Cosa che io farei, anzi, faccio, con risultati assai meschini.
Come mai?
Una delle strade principali da battere con il mio titolo di studio è l’insegnamento.
Capirete bene che con la Marissstellassa al Ministero, c’è soltanto da metterci una grossa e rotonda pietra sopra.
Se, poi, non se ne fosse avuto sentore, vi dico che il nostro territorio, dopo il sisma, è al collasso economico e che l’unica cosa che si sta facendo è quella di aprire call center come se piovesse.
Premesso che io ODIO i call center sia per averci lavorato in gioventù, sia per aver visto il film “Tutta la vita davanti” , comunque, anche volessi, facendo di necessità virtù, lavorare al loro interno, dovrei superare una serie di scogli, non ultimo quello del “conoscere qualcuno per poter essere sistemato decentemente, perché funziona così e quindi…”.
Bene.
Io non conosco anima viva.
O meglio, conosco tantissima gente, ma nessuna tale da potermi “dare una mano”.
Ordunque, codesta è la situazione.
Io amo L’Aquila, con tutto il cuore, credetemi.
Ma il prossimo che mi dice: “Dobbiamo restare qui e combattere per far rinascere il territorio! Non possiamo abbandonare la città, ma dobbiamo lavorare e vivere qui!”, quando non siamo messi in condizioni di farlo, lo prendo a calci nel culo, specialmente se il medesimo è poggiato su una comoda e stabile poltrona, o su una ergonomica sedia incassata in una postazione dotata di pc e cuffiette!
Non piango per orgoglio.
Non piango per decenza.
Non piango per evitare a tutti voi una scena patetica
Non piango per mancanza di forze e di energie che il caldo afoso mi toglie quotidianamente.
Non piango anche se ne avrei ben donde.
Specialmente per il fatto che sconfortanti notizie giungono dai precari-pubblici-a-tempo-determinato-con-contratto-appena-scaduto, ai quali non è stato rinnovato e quindi sono andati via, insalutati ospiti, come a noi già detto, ancor prima del buongiorno, dalla nostra responsabile, la scorsa settimana. Dunque, per la legge della similarità, anche a noi non verranno rinnovati.
Forse.
Ma non è detto.
Però adesso non si sa ancora.
Il fatto è che noi siamo pagati con i fondi di un altro settore.
Che per il momento ha liquidità disponibili.
Fino a dicembre.
Può darsi.
Diciamo che è quasi sicuro.
Quasi.
Poi è il caso di cercare altrove e di guardarsi attorno.
Cosa che io farei, anzi, faccio, con risultati assai meschini.
Come mai?
Una delle strade principali da battere con il mio titolo di studio è l’insegnamento.
Capirete bene che con la Marissstellassa al Ministero, c’è soltanto da metterci una grossa e rotonda pietra sopra.
Se, poi, non se ne fosse avuto sentore, vi dico che il nostro territorio, dopo il sisma, è al collasso economico e che l’unica cosa che si sta facendo è quella di aprire call center come se piovesse.
Premesso che io ODIO i call center sia per averci lavorato in gioventù, sia per aver visto il film “Tutta la vita davanti” , comunque, anche volessi, facendo di necessità virtù, lavorare al loro interno, dovrei superare una serie di scogli, non ultimo quello del “conoscere qualcuno per poter essere sistemato decentemente, perché funziona così e quindi…”.
Bene.
Io non conosco anima viva.
O meglio, conosco tantissima gente, ma nessuna tale da potermi “dare una mano”.
Ordunque, codesta è la situazione.
Io amo L’Aquila, con tutto il cuore, credetemi.
Ma il prossimo che mi dice: “Dobbiamo restare qui e combattere per far rinascere il territorio! Non possiamo abbandonare la città, ma dobbiamo lavorare e vivere qui!”, quando non siamo messi in condizioni di farlo, lo prendo a calci nel culo, specialmente se il medesimo è poggiato su una comoda e stabile poltrona, o su una ergonomica sedia incassata in una postazione dotata di pc e cuffiette!
Iscriviti a:
Post (Atom)